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Carissimo Direttore, questo ultimo mio scritto era doveroso, più volte ti ho detto che per scrivere un articolo avevo bisogno di un forte impatto emotivo, cosa poteva esserci di più sconvolgente che il triste evento della tua improvvisa scomparsa? Certamente per l’eccessivo impegno della tua mente hai trascurato la tua salute, distratto dal pensare non hai dedicato più attenzioni alla tua persona, non hai potuto accettare i vincoli e le limitazioni imposte dalle cure e dalle terapie, solo l’arte del bel scrivere è stato il tuo alimento quotidiano. Credo di non esagerare e di non dover temere alcuna smentita nell’affermare che sarai ricordato come l’unico Sangiovannese che per oltre mezzo secolo ha suggellato con versi, epigrafi, discorsi e articoli, ogni avvenimento cittadino. Ricco di cultura e sensibilità civile, gli oltre centomila vocaboli del lessico italiano, molto probabilmente, li ricordavi quasi tutti all’istante e li gestivi con competente disinvoltura. Io, che non sono un professionista , riesco a scrivere solo se l’argomento è coinvolgente e sconvolgente e comunque mi è sempre difficile dare voce al mio pensiero. Grazie ai tuoi solleciti, sei riuscito ad indurre anche me in questa sana pratica della mente, per circa due anni consecutivi e con cadenza mensile l’ho esercitata, mi è servita per arricchirmi intellettualmente e per darmi maggior sicurezza. I tuoi stimoli, l’arte del bravo mentore che invoglia a fare, i tuoi lusinghieri apprezzamenti, mi hanno trasmesso più fiducia in me stesso. Decisi di smettere perché, oltre alla mancanza di dimestichezza professionale, i miei commenti e le mie idee, tra l’altro molto personali, anche se trovavano il consenso dei lettori, spesso venivano interpretati solo come attacchi mirati ai diretti interessati. Quindi erano diventati degli sterili commenti di problematiche collettive, che non scalfivano minimamente l’immobilismo ed il lassismo della classe istituzionale. Rischiavano di apparire inutili e banali ripetizioni sistematicamente inascoltate, proprio da chi avrebbe dovuto risolvere le problematiche sollevate. Al contrario tu generavi il piacere della lettura, l’arte del tuo scrivere, le rime del tuo comporre, trasmettevano le stesse sensazioni provate dall’ascolto della buona musica, scrivevi in versi con la stessa spontanea naturalezza con cui si respira l’aria per vivere. I tuo giornale che, mensilmente, ha destato interesse anche al di là della nostra comunità, è servito non solo per informare quanto per deliziare il lettore con la musicalità del tuo stile e la satira delle tue “puntette”. Per via di quella natura maledetta che ci emargina da ogni civile partecipazione, facevi tutto da solo, attingevi informazioni, interviste, immagini e quant’altro per scrivere gli articoli e far stampare il giornale, poi provvedevi a consegnare le copie alle edicole ed agli esercizi pubblici per la loro distribuzione gratuita. Se non fossimo quel popolo di individualisti che siamo, avremmo potuto usare “Il Nuovo Sperone” come filo conduttore per ripristinare e ricucire quella coesione cittadina che è esistita solo in alcune circostanze del nostro passato. Come vedi quest’ultima volta sono riuscito a scrivere qualcosa, perché l’impatto emotivo è stato terribilmente determinante, è stato un evento che, per quanto comune a tutti gli esseri viventi, ha avuto la violenza dell’imprevedibilità. Il Canto che hai dedicato al tuo paese e il Vuoto che hai lasciato non sarà facilmente colmato.
Leandro Vincitorio
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