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Quando muore un poeta Quando muore un poeta si è tutti più poveri . Quando muore un poeta c'è meno luce. Quando muore un poeta, felice è soltanto il male . Quando muore un poeta,un pò di sapere muore con lui. Quando muore un poeta si diventa più soli Quando muore un poeta parla solo il silenzio Soltanto il ricordo ci salva dal silenzio della solitudine La morte di Giovanni priva la cultura garganica e pugliese di un maestro instancabile .E’ morto una persona positiva sempre al servizio dei suoi concittadini .Si è spento improvvisamente, lasciando dietro di sè un gran vuoto. Il nostro poeta,pronto a declamare versi per ogni avvenimento che riguardasse il paese e San Pio o per ricordare qualche concittadino che ci lasciava.Una vita, volta tutta nel segno della poesia e della ricerca delle nostre radici. La sua biografia è ricchissima e,con questo mio ricordo, non desidero minimamente cimentarmi nel raccontare la sua lunga storia,il suo vissuto,gli aneddoti che l'hanno accompagnato per tutta la vita,il suo tratto umano che sicuramente tanti hanno avuto modo di conoscere nel bene e nel male. Voglio ricordarlo per il suo impegno culturale nel nostro territorio,per le sue denuncie,le sue critiche verso scelte amministrative non condivise,le sue rigorose analisi corroborate da costanti indagini accompagnate dalle sue tante valide proposte.Lui voleva scuotere i cittadini di questo sonnolento paese. Emblematica una sua risposta ad un nostro concittadino che scriveva da Firenze “I sangiovannesi che sollecito a collaborare,non intendono compromettersi perché hanno famiglia!Io insisto perché ho la speranza di aver torto ad affermare che non c’è nulla da fare .E’ un lavar la testa all’asino? Chi bussa alla porta del Signore dei Cieli (perché dalla terra sta per essere estromesso),ha la porta aperta e riceve una risposta. Chi bussa alla porta dei signori della terra (perché dei cieli non gli importa nulla),non ha la porta aperta ,o se l’ha,è per essere irrorato di veleno o per ricevere cucù. Quando me ne convincerò,scriverò d’altro finchè non mi stritolano le grinfie del tempo .Non si è mai tirato indietro nel prendere posizioni contro provvedimenti di qualsivoglia natura che, interpretando il pensiero di tanti compaesani,erano nettamente contrari alla volontà popolare. Immaginate la sua reazione rispetto alla decisione proprio di questi giorni della traslazione della salma di San Pio nell'Aula Liturgica ?Ricordate la sua lunga protesta quando una scellerata decisione sindacale portò all'abbattimento degli olmi di Corso Umberto? E delle dure critiche al nuovo monumento che chiamano "Ossario"? Aveva giurato che non si sarebbe più soffermato in quei luoghi .Ha scritto e sollecitato, con insistenza mista ad invadenza,i vari amministratori che si sono succeduti affinchè fossero ripristinati ,ma come Giovanni Battista, predicava nel deserto. E chissà quanto si sarebbe attivato nel dibattito sulla fattibilità, in senso di finanziamenti visto l’alto costo, del paventato adeguamento(demolizione delle strutture esistenti e costruzione di altre) di Casa Sollievo e soprattutto sull’opportunità di demolire delle opere di carità! La sua mente era impegnata da mattina a sera nel suo instancabile lavoro di redazione del quotidiano,nel rispondere a quanti gli si rivolgevano per pregarlo di ospitare un commento,un intervento,un sollecito per un suo intervento investigativo,uno sfogo per un maltrattamento oppure per ringraziarlo per le sue dediche,le sue poesie,le sue attenzioni verso gli ultimi. Un suo grande difetto,che poi è quello di tanti intellettuali: era solo! Solo non sicuramente per le sue idee e le sue battaglie,anzi….!La sua solitudine era nel decisionismo che lo contraddistingueva quando all’ideare seguiva immediatamente il progettare ed il costruire senza attendere altri , convinto della bontà delle sue idee e del suo instancabile operare. Era il suo carattere forte ed accentratore che plasmava le sue azioni nella redazione dello Sperone nuovo;non stava lì ad aspettare che qualcuno stravolgesse il suo palinsesto,Giosca aveva tutto pronto per pubblicare. Tirava dritto,andava sempre di fretta ,non si fermava mai! Ho collaborato con lui negli ultimi sei anni nei quali non ho mai messo in discussione la linea del periodico così come è sempre stato rispettato il mio pensiero. Il nostro rapporto è stato sempre franco e leale. Giovanni non mi ha mai rifiutato un articolo anche se non condiviso al 100%,anzi mi ha piuttosto spronato ad approfondire ogni argomento(specie se di denuncia) per amore della verità. Dissapori e contrasti con altri intellettuali e collaboratori ne ha affrontati spesso dato il suo carattere puntiglioso e,almeno al sottoscritto ,ne parlava dispiaciuto. Ultimamente ne è sorto uno anche con me per una incomprensione sulla conduzione della redazione del periodico,che non ha minimamente intaccato il rispetto e la considerazione verso un maestro da cui ho imparato tanto. Addio, Giovanni, battagliero maestro e mite poeta. Sarai ricordato nel tempo ,la tua opera non andrà perduta! Gennaro Palladino
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